Da ilMattino di oggi
SABATO LEO Battipaglia. È l'ex Tabacchificio Ati di via Rosa Iemma, di proprietà comunale, è un bene di ”interesse storico-artistico”. Lo ha decretato il ministero per i Beni e le attività culturali, retto dall'onorevole Francesco Rutelli. Il provvedimento, che è pervenuto nei giorni scorsi al sindaco Gennaro Barlotti, porta la firma del direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Campania, Vittoria Garibaldi. Allegata al decreto di vincolo, una pregevole nota storica di accompagnamento, firmata dal soprintendente ai Bappsae di Salerno e Avellino, Giuseppe Zampino. La relazione, compilata da Fernando Serritiello e Giovanni Capo, conclude che ”l'intera zona è testimonianza di un passato industriale che può essere un'occasione reale di arricchimento culturale”.
La fabbrica di tabacchi con annesso caseificio nacque nel 1920 sotto la direzione della Sais, per iniziativa di un benemerito dell'agricoltura, Fortunato Farina. Il decreto (é il numero 152 dell'11 settembre scorso) rappresenta una sorta di una doccia fredda per Palazzo di Città. La giunta-Barlotti, infatti, vede sfumare un’entrata di 8 milioni e 460mila euro a fronte della vendita del complesso edilizio alla STU (Società di trasformazione urbana) Battipaglia Sviluppo SpA. Il mancato introito nelle casse comunali della somma, determinata dall'Agenzia del territorio, scaverà un profondo ”buco” nelle finanze del comune, con inevitabile chiusura in disavanzo dell'esercizio 2007. Il sindaco, intanto, ha già impartito disposizioni ai dirigenti dei settori municipali di pagare esclusivamente spese obbligatorie. L'amministratore delegato della STU Battipaglia Sviluppo, Ivo Russo, aveva manifestato fin dallo scorso mese di maggio la formale disponibilità all'acquisto dell'ex Tabacchificio Farina. L'idea era quella di demolire le vecchie strutture edilizie esistenti. L'intervento della soprintendenza ai Bappsae fa salmaltare i progetti della STU e di tanto si preoccupa anche il presidente della SpA Battipaglia Sviluppo, Vincenzo Inverso. Era stato l'ex commissario prefettizio, Giuseppe Manzo, a disporre l'alienazione dell'immobile. Con lo stesso deliberato aveva autorizzato il dirigente dell'Area economico-finanziaria, Marina Fronda, ad iscrivere nel bilancio (parte Entrata) il corrispettivo della vendita. Il plusvalore, rispetto all'originario prezzo di acquisto dell'ex Tabacchificio, derivante dall'operazione di vendita doveva essere destinata al finanziamento delle spese correnti. Il sindaco Barlotti intenderebbe proporre ricorso amministrativo, avverso il decreto della Garibaldi, al ministero per i Beni e le attività culturali. L'ex Tabacchificio era stato acquistato dal comune nel 1998 ad iniziativa della giunta-Zara. Il contratto, però, fu perfezionato dall'allora commissario prefettizio, Achille Lenge, per l'importo di 3.718.489,67



4 commenti:
Salviamo il tabacchificio, scendiamo in piazza per evitare il ricorso di Barlotti.
E' una delle pooche cose con un pò di storia... salviamola e riutilizziamola a fini culturali e ricreativi.
Basta centri commerciali!!!
Ma pensassero a tutelare e valorizzare i veri beni culturali!!!
Di ruderi industriali simili ce ne sono a decine nella nostra provincia e sono abbandonati nel più totale degrado e disinteresse. Ottimo rifugio per tossici e immigrati clandestini.
Non credo che il tabbacchificio compaia o mai comparirà nella guida Michelin.
Appunto nella provincia di Salerno... Noi avevamo lo zuccherificio, ma non c'è più.
Impariamo ad amare la nostra città e la nostra storia, butta i paraocchi e smettiamola con questi tossici e immigrati, li vediamo dappertutto... a lupo a lupo!!!
I miei paraocchi mi impediscono di vedere i turisti tedeschi e giapponesi che fanno a cazzotti per visitare il tabbacchificio.
Comunque se i tossici e gli immigrati ubriachi che rompono le p...e in mezzo alla strada non li vedi, allora mi sa che i paraocchi ce li hai tu.
Se poi arriviamo a dire che il tabacchificio è un "bene culturale" mentre non si valorizzano cose tipo l'acropoli di Velia allora vuol dire che anche senza i paraocchi siete cecati lo stesso.
Amare la propria terra significa farla crescere promuovendo una politica intelligente e lungimirante nell'interesse della collettività.