Da ilMattino di oggi
Prossimo appuntamento, il 10 novembre. Quel giorno si terrà la prima assemblea regionale del Pd che proclamerà Tino Iannuzzi segretario. Due settimane dopo, il 24 novembre, saranno eletti i segretari provinciali. Sabato, a Milano, Walter Veltroni ha indicato il metodo: gli eletti nelle assemblee nazionale e regionale eleggono, a maggioranza assoluta dei presenti e con eventuale ballottaggio tra i primi due, il coordinatore provinciale.
Oltre agli eletti delle due assemblee, partecipano alla scelta del nuovo leader provinciale del Pd il sindaco del capoluogo (dunque Vincenzo De Luca), il presidente della Provincia (Angelo Villani) e i capigruppo di Ds e Margherita nei due enti (Nicola Landolfi e Lello Ciccone per il Comune, Nicola Parisi e Simone Valiante per palazzo Sant’Agostino). È inutile dire che a Salerno il percorso sarà complesso e condizionato dalle polemiche che hanno accompagnato le primarie. Pesa lo scontro frontale tra l’asse De Luca-Villani che ha sostenuto Piccolo e lo schieramento pro Iannuzzi, animato soprattutto da Antonio Valiante e Alfonso Andria.
Ferite non facili da rimarginare, anche se archiviate le primarie del 14 ottobre lo ”spirito nuovo” del partito democratico suggerirebbe di ricercare soluzioni le più possibili ampie e condivise al nodo della leadership locale. Non mancato i primi sia pur timidi segnali di disgelo tra i fronti contrapposti, a cominciare dai messaggi concilianti lanciati da Iannuzzi. Ma l’accordo, semplicemente, non c’è. E neppure l’identikit del segretario/coordinatore da eleggere tra meno di un mese. Un nome nuovo, magari una donna come segnale di quella discontinuità invocata da Veltroni anche a Milano, oppure un «traghettatore» già scafato alle battaglie politiche locali intorno a cui costruire un organigramma che equilibri le forze in campo? Lo stesso segretario dei Ds salernitani Alfredo D’Attorre - fino alla vigilia delle primarie considerato ed apprezzato come uno dei possibili papabili - invita per ora a concentrarsi sul lavoro di formazione dei gruppi unici e ad evitare di bruciare nomi prima che il percorso di costruzione del nuovo partito sia tracciato e, soprattutto, metabolizzato.
Manca il nome, manca l’accordo. Restano i numeri, quelli delle primarie. Su cui ora è battaglia: di calcoli, di interpretazioni, di corteggiamento alle componenti minori. A Salerno la partita, vista per così dire dall’alto, è finita praticamente in parità: 71 a 70. Settantuno sono i grandi elettori dell’area anti De Mita-Bassolino, sommando i 54 delegati del «nuovo inizio» di De Luca e Villani, i 12 dell’area Letta-Mazzarella e i 5 dei Riformisti di De Franciscis. A settanta grandi elettori arriva invece l’area Iannuzzi, contando i 49 delegati di «Campania democratica», i 19 dell’«Itinerario democratico» di Cuomo e i due della lista di Nicolais.
Numeri risicati, il cui valore è tutto da verificare all’atto delle scelte a livello locale. Non è affatto detto, ad esempio, che gli uomini di Letta che a livello campano sono in minoranza con Piccolo e De Franciscis si schierino automaticamente a Salerno con l’asse De Luca-Villani. Sulla carta l’area Iannuzzi sembra più omogenea e in grado di evitare «tradimenti». Per lo schieramento deluchiano, che pure esce dalle primarie come la lista più votata, la via della conferma della leadership politica è tutta in salita. Forse mai come ora.
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Il Pd alla battaglia dei numeri
Pubblicato da
Legba
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