Il documento è maturato nel corso di ben tre riunioni svolte in gran segreto dai sacerdoti battipagliesi. Proprio la portata dirompente del documento è stata attentamente vagliata in tutti i passaggi e redatto con unanimità di giudizio. Una presa di posizione durissima, quasi senza precedenti, anche se già in passato la Chiesa cittadina aveva fatto sentire la sua voce, puntando l'indice contro l'indifferenza di aveva in mano la guida della città. «Da tempo assistiamo ad una progressiva e preoccupante "stasi amministrativa" che ci porta a vedere una "città ingessata" incapace di una adeguata e seria progettualità. Da qui noi parroci, mossi dall'amore e dal bene verso ogni persona, avvertiamo l'urgenza di esprimere alcune considerazioni sulla nostra città». E qui il documento dei parroci assume il carattere di una vera e propria requisitoria nei confronti di chi regge le sorti del governo della comunità battipagliese, ponendo inquietanti interrogativi. «Perché dobbiamo assistere continuamente all'esercizio dell'autorità pubblica asservito alla logica del favoritismo, dell'interesse di parte o di partito, dalle beghe personali e da un selvaggio consociativismo? Perché viene quotidianamente penalizzata e travisata la funzione amministrativa come funzione di servizio e promozione del bene comune? Perché siamo arrivati a questo punto? Forse perché si confonde la "Potestas" con la "Auctoritas"?» Lavoro, casa, reddito, l'inadeguatezza dei servizi, l'insufficiente e precaria assistenza delle fasce deboli, sono solo una parte dell'identikit dello sfascio e dell'indifferenza politico-amministrativo di Battipaglia, tracciato dai parroci della foranìa. «Come parroci e come cittadini, nel rispetto dei ruoli e delle funzioni istituzionali, sentiamo il dovere di denunciare le conseguenze di una miopia amministrativa a leggere il presente e a guardare il futuro perché portiamo il peso, le tante attese e le necessità di quanti vivono forti disagi e amare delusioni». «E' nostro compito sollecitare il dovere della coerenza, la tutela dei diritti dei più deboli, la capacità d'ascolto dei bisogni della gente, l'umiltà di collaborazione con quanti per competenza, vocazione e scelte di valori, sono impegnati a promuovere la dignità dell'uomo e il bene di tutti. Oggi quindi più che mai abbiamo perciò bisogno di una classe dirigente che sappia ripristinare il giusto ordine della società dove la "giustizia" è lo scopo, e quindi anche la misura intrinseca, di ogni politica». Infine la chiusura con il richiamo al patrimonio dell'esperienza millenaria della Chiesa consolidatosi nel campo sociale, oltre che alla recente enciclica Deus Charitas est di Benedetto XVI. «Noi parroci vogliamo contribuire alla purificazione della ragione e a un cambiamento di mentalità per recare il nostro fattivo aiuto alla costruzione di una Polis dove ciò che è giusto possa essere riconosciuto e realizzato».
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«Troppi avventurieri, città in ginocchio»
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Big
Il documento è maturato nel corso di ben tre riunioni svolte in gran segreto dai sacerdoti battipagliesi. Proprio la portata dirompente del documento è stata attentamente vagliata in tutti i passaggi e redatto con unanimità di giudizio. Una presa di posizione durissima, quasi senza precedenti, anche se già in passato la Chiesa cittadina aveva fatto sentire la sua voce, puntando l'indice contro l'indifferenza di aveva in mano la guida della città. «Da tempo assistiamo ad una progressiva e preoccupante "stasi amministrativa" che ci porta a vedere una "città ingessata" incapace di una adeguata e seria progettualità. Da qui noi parroci, mossi dall'amore e dal bene verso ogni persona, avvertiamo l'urgenza di esprimere alcune considerazioni sulla nostra città». E qui il documento dei parroci assume il carattere di una vera e propria requisitoria nei confronti di chi regge le sorti del governo della comunità battipagliese, ponendo inquietanti interrogativi. «Perché dobbiamo assistere continuamente all'esercizio dell'autorità pubblica asservito alla logica del favoritismo, dell'interesse di parte o di partito, dalle beghe personali e da un selvaggio consociativismo? Perché viene quotidianamente penalizzata e travisata la funzione amministrativa come funzione di servizio e promozione del bene comune? Perché siamo arrivati a questo punto? Forse perché si confonde la "Potestas" con la "Auctoritas"?» Lavoro, casa, reddito, l'inadeguatezza dei servizi, l'insufficiente e precaria assistenza delle fasce deboli, sono solo una parte dell'identikit dello sfascio e dell'indifferenza politico-amministrativo di Battipaglia, tracciato dai parroci della foranìa. «Come parroci e come cittadini, nel rispetto dei ruoli e delle funzioni istituzionali, sentiamo il dovere di denunciare le conseguenze di una miopia amministrativa a leggere il presente e a guardare il futuro perché portiamo il peso, le tante attese e le necessità di quanti vivono forti disagi e amare delusioni». «E' nostro compito sollecitare il dovere della coerenza, la tutela dei diritti dei più deboli, la capacità d'ascolto dei bisogni della gente, l'umiltà di collaborazione con quanti per competenza, vocazione e scelte di valori, sono impegnati a promuovere la dignità dell'uomo e il bene di tutti. Oggi quindi più che mai abbiamo perciò bisogno di una classe dirigente che sappia ripristinare il giusto ordine della società dove la "giustizia" è lo scopo, e quindi anche la misura intrinseca, di ogni politica». Infine la chiusura con il richiamo al patrimonio dell'esperienza millenaria della Chiesa consolidatosi nel campo sociale, oltre che alla recente enciclica Deus Charitas est di Benedetto XVI. «Noi parroci vogliamo contribuire alla purificazione della ragione e a un cambiamento di mentalità per recare il nostro fattivo aiuto alla costruzione di una Polis dove ciò che è giusto possa essere riconosciuto e realizzato».
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1 commenti:
Da ilMattino di oggi
Il Consiglio diviso sull'anatema
RITA TRAPANESE Battipaglia. Barlotti non c’è in aula. Ma i fulmini dell’accusa dei parroci saettano egualemnete nell’aula. Colpiscono i ventiquattro consiglieri comunali di un assise che non riesce a garantire al sindaco una maggioranza. Barlotti da due settimane è dimissionario, poi è mezzo dimissionario. Alla fine cerca l’accordo con Zara. Ma è l’accusa del clero che spacca il consiglio. L'ex sindaco Fernando Zara si dichiara irritato: «I parroci hanno delle responsabilità. Dove stavano quando c'era bisogno di sollevare le coscienze? Per non fare eleggere persone che non hanno cultura politica o capacità amministrativa?» dichiara Zara. Ma è lo stesso ex sindaco di fronte al fuggi fuggi dei consiglieri comunali (in aula ne restano appena undici) è costretto ad ammettere: «Forse devo chiedere scusa ai parrocci perchè di fronte a questo spettacolo non c’è commento». Il consiglio riesce appena a prendere atto di una lottizzazione, quella di Parco delle Sirene. Passa tra mille contesazioni. A leggere il volantino in aula è Salvatore Anzalone, capogruppo del Pd: «Sono considerazioni fatte anche da tanti cittadini. Lo scoramento è diffuso. I banchi vuoti della maggioranza parlano chiaro. Gli argomenti in discussione oggi erano stati rinviati su proposta del capogruppo di An, Gerardo Motta, a causa della crisi politica.. Se non ci sono i numeri per andare avanti, è meglio che venga un commissario». Parla di «grave ingerenza» dei parroci Fausto Lucarelli, esponente de "La Destra": «Ci considerano tutti degli arrivisti, dei traffichini. Quello che è stato scritto è un grave errore. Noi sappiamo i parroci a chi hanno fatto votare».. Sulla stessa lunghezza d'onda anche Franco Falcone di Alleanza Sociale che bolla come "vergognoso" quello che è stato scritto e auspica il ritiro delle dimissioni del sindaco Barlotti. Sottolinea l'assenza della maggioranza Gaetano Barbato, consigliere del Pd: «Sono imbarazzato. Con chi dobbiamo parlare?» Pur, rimarcando il suo ruolo non politico, l'assessore (tecnico) al Contenzioso, Rocco Nigro, respinge le accuse dei parroci: «Certamente non possiamo essere tacciati quasi di immoralità. Credo di poter respingere tutto questo. La città meritava che si percorressero tutte le strade per dare un governo stabile dopo che il risultato elettorale aveva designato un sindaco di minoranza»